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Perché la rivoluzione digitale non renderà obsoleta la professione di avvocato

Quali sono le sfide dell’avvocatura per i prossimi anni? In un mondo che cambia così celermente è difficile fare pronostici per periodi di lunga durata. Ma la previsione di una graduale scomparsa della categoria assorbita dalle tecnologie predittive attivate dall’intelligenza artificiale o dalla ripetitività automatica dei servizi legali , come aveva supposto Richard Susskind (The End of Lawyers? Rethinking the Nature of Legal Services, Oxford, 2010), non si è avverata, così come è risultata fallace la tesi di Stewart Macaulay circa l’attitudine degli imprenditori a fare a meno dei legali e a concludere gli affari con i propri mezzi, (in «American Sociological Review», 1963, p.55 ss.) Anzi, la proliferazione delle fonti del diritto, l’espansione della cosiddetta giuridificazione degli interessi, la crescente complessità della vita sociale ha introdotto, se mai, spinte contrarie: l’avvocato è sempre più coinvolto nelle scelte di vita e nei rapporti economici, e la diffusione delle tecniche di intelligenza artificiale ne assecondano l’attività. È pur vero che smart contract e blockchain riescono a eseguire le operazioni economiche risolvendo automaticamente i disallineamenti e gli inadempimenti, ma è altrettanto vero che per predisporre i programmi utilizzati è necessario ricorre al giurista. Per comprendere appieno il ruolo dell’avvocato nella società moderna occorre combinare due prospettive: quella tradizionale, che vede l’avvocato impegnato nella difesa dei diritti in giudizio e quella dell’avvocato che assiste privati e imprese nella loro attività. La prima è una attività necessaria per assicurare il contraddittorio, e per predisporre gli elementi sui quali il giudice prenderà la sua decisione. È un’attività che potremmo dire con larga approssimazione preparatoria perché prospetta non solo le tesi a fondamento delle domande e delle risposte, ma anche i percorsi in punto di fatto e di diritto, gli aspetti processuali e sostanziali, che conducono alla soluzione del caso. Il giudice dovrà decidere iuxta alligata et probata, secondo quanto sostenuto e provato dalle parti, cioè dai loro difensori. L’accesso alla giustizia, sempre più consistente nel corso del tempo, rinnova e conferma il ruolo indispensabile dell’avvocato. Ma come ha sottolineato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense pochi giorni fa la sua Presidente, Maria Masi, l’avvocato è «custode e garante dei diritti dentro e fuori la giurisdizione». I diritti fondamentali, dinanzi alle diverse Corti che sono competenti in materia, non sarebbero adeguatamente protetti senza l’assistenza dell’avvocato. La civiltà di una nazione si misura proprio sulla base del grado di difesa e di garanzia dei diritti fondamentali. Essi sono la cifra della democrazia reale, dello Stato di diritto, e l’usbergo della pace, anche della pace sociale, che garantisce la convivenza in una società. Per svolgere questa essenziale funzione l’avvocato deve collaborare con il giudice. E proprio all’insegna di questa collaborazione appare necessario innanzitutto coltivare la cultura della giurisdizione. L’aggiornamento professionale, l’edizione di incontri e dibattiti, l’allestimento di corsi comuni potrebbero essere uno strumento utile per realizzare – cito ancora Maria Masi – «percorsi collaborativi e sinergici che preservino il tessuto formativo, garantista, valoriale e deontologico comune, ai fini del corretto, giusto, equo funzionamento dell’ordinamento giudiziario». Ma oggi è altrettanto importante la seconda prospettiva, quella appunto dei “servizi legali”, di cui privati, famiglie, imprese si avvalgono per svolgere le loro attività. Il modello giuridico europeo si è venuto delineando in modo da connotare il libero mercato con valori di protezione della persona: la circolazione dei dati, in una società sempre più comunicativa, la distribuzione delle risorse, in una società sempre più orientata ai bisogni di consumatori e risparmiatori, la ripartizione dei rischi, in una società sempre più dinamica, in cui driverless cars, robot e microchip diventano l’emblema del progresso, le ragioni del diritto sono affidate ai giuristi, e quindi ad avvocati e giudici, e, per la sicurezza degli atti, ai notai. E non si deve perdere di vista il ruolo dell’avvocato nella gestione delle società commerciali, nelle operazioni economiche che segnano la vita delle imprese, nei mercati finanziari e ora nei mercati digitali. Si deve poi aggiungere a queste funzioni anche quella sociale. La difesa dei diritti si accompagna alla promozione del diritto, al progresso della civiltà e alla tensione verso la pace sociale e il benessere collettivo, con la riduzione delle diseguaglianze e la lotta alle discriminazioni. Il modello europeo si è uniformato all’agenda Onu 2030, in cui sono considerati imperativi diciassette obiettivi (Sdg) che un’economia di mercato deve perseguire. Le imprese medie, secondo il progetto di direttiva del 22 febbraio scorso, dovranno predisporre il bilancio sociale, e dare informazioni non finanziarie sulle attività svolte per raggiungere quegli obiettivi. Insomma, superati i fattori contingenti, superata la crisi del Covid e ricomposta la tragedia della guerra in atto ai confini dell’ Europa, l’economia europea, secondo questo ambizioso modello, potrà ripartire. L’apporto dell’avvocatura sarà dunque necessario: e dovrà essere una avvocatura competente e consapevole del suo ruolo sociale. Per svolgere queste attività gli avvocati devono osservare la legge – prima regola essenziale – e il codice deontologico, che, per l’avvocatura, è costituito non da regole convenzionali appartenenti alla soft law, ma da regole giuridicamente vincolanti assimilate alle regole giuridiche primarie derivate, dato il potere regolamentare attribuito dalla legge (del 2012 n.247) al Consiglio nazionale forense. Secondo le disposizioni del codice civile in materia di diligenza professionale (artt.1176,2229 ss.) e secondo le regole deontologiche, l’avvocato difende gli interessi del cliente, ma non confonde i propri interessi con quelli del cliente: la doppia fedeltà, alla legge e al cliente, non significa doppiezza e tanto meno calcolo. L’avvocato difende il cliente solo con i mezzi consentiti dalla legge, e non deve danneggiarlo per ricavarne un profitto, né favorirlo contra legem. L’avvocato non può né essere correo, né “socio” del cliente. L’avvocato non può svolgere attività di commercio né fare affari con il cliente, ma deve curare gli affari del cliente sempre entro i limiti della legge. Se viola questi precetti sarà punibile non solo con le sanzioni previste dalla legge ma anche con le sanzioni previste dal codice deontologico, che possono arrivare alla radiazione (o, se più lievi, alla cancellazione dall’albo o alla sospensione). Il sistema ordinistico, deontologico, abilitativo alla professione è garante della competenza e della correttezza, ma anche della dignità dell’avvocato. Sono tutti aspetti, questi, che superano gli stereotipi che da secoli affliggono la categoria, e come tali debbono essere trattati quando si parla seriamente di questa nobile professione.

Quali sono le sfide dell’avvocatura per i prossimi anni? In un mondo che cambia così celermente è difficile fare pronostici per periodi di lunga durata. Ma la previsione di una graduale scomparsa della categoria assorbita dalle tecnologie predittive attivate dall’intelligenza artificiale o dalla ripetitività automatica dei servizi legali , come aveva supposto Richard Susskind (The End of Lawyers? Rethinking the Nature of Legal Services, Oxford, 2010), non si è avverata, così come è risultata fallace la tesi di Stewart Macaulay circa l’attitudine degli imprenditori a fare a meno dei legali e a concludere gli affari con i propri mezzi, (in «American Sociological Review», 1963, p.55 ss.) Anzi, la proliferazione delle fonti del diritto, l’espansione della cosiddetta giuridificazione degli interessi, la crescente complessità della vita sociale ha introdotto, se mai, spinte contrarie: l’avvocato è sempre più coinvolto nelle scelte di vita e nei rapporti economici, e la diffusione delle tecniche di intelligenza artificiale ne assecondano l’attività. È pur vero che smart contract e blockchain riescono a eseguire le operazioni economiche risolvendo automaticamente i disallineamenti e gli inadempimenti, ma è altrettanto vero che per predisporre i programmi utilizzati è necessario ricorre al giurista. Per comprendere appieno il ruolo dell’avvocato nella società moderna occorre combinare due prospettive: quella tradizionale, che vede l’avvocato impegnato nella difesa dei diritti in giudizio e quella dell’avvocato che assiste privati e imprese nella loro attività. La prima è una attività necessaria per assicurare il contraddittorio, e per predisporre gli elementi sui quali il giudice prenderà la sua decisione. È un’attività che potremmo dire con larga approssimazione preparatoria perché prospetta non solo le tesi a fondamento delle domande e delle risposte, ma anche i percorsi in punto di fatto e di diritto, gli aspetti processuali e sostanziali, che conducono alla soluzione del caso. Il giudice dovrà decidere iuxta alligata et probata, secondo quanto sostenuto e provato dalle parti, cioè dai loro difensori. L’accesso alla giustizia, sempre più consistente nel corso del tempo, rinnova e conferma il ruolo indispensabile dell’avvocato. Ma come ha sottolineato in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio nazionale forense pochi giorni fa la sua Presidente, Maria Masi, l’avvocato è «custode e garante dei diritti dentro e fuori la giurisdizione». I diritti fondamentali, dinanzi alle diverse Corti che sono competenti in materia, non sarebbero adeguatamente protetti senza l’assistenza dell’avvocato. La civiltà di una nazione si misura proprio sulla base del grado di difesa e di garanzia dei diritti fondamentali. Essi sono la cifra della democrazia reale, dello Stato di diritto, e l’usbergo della pace, anche della pace sociale, che garantisce la convivenza in una società. Per svolgere questa essenziale funzione l’avvocato deve collaborare con il giudice. E proprio all’insegna di questa collaborazione appare necessario innanzitutto coltivare la cultura della giurisdizione. L’aggiornamento professionale, l’edizione di incontri e dibattiti, l’allestimento di corsi comuni potrebbero essere uno strumento utile per realizzare – cito ancora Maria Masi – «percorsi collaborativi e sinergici che preservino il tessuto formativo, garantista, valoriale e deontologico comune, ai fini del corretto, giusto, equo funzionamento dell’ordinamento giudiziario». Ma oggi è altrettanto importante la seconda prospettiva, quella appunto dei “servizi legali”, di cui privati, famiglie, imprese si avvalgono per svolgere le loro attività. Il modello giuridico europeo si è venuto delineando in modo da connotare il libero mercato con valori di protezione della persona: la circolazione dei dati, in una società sempre più comunicativa, la distribuzione delle risorse, in una società sempre più orientata ai bisogni di consumatori e risparmiatori, la ripartizione dei rischi, in una società sempre più dinamica, in cui driverless cars, robot e microchip diventano l’emblema del progresso, le ragioni del diritto sono affidate ai giuristi, e quindi ad avvocati e giudici, e, per la sicurezza degli atti, ai notai. E non si deve perdere di vista il ruolo dell’avvocato nella gestione delle società commerciali, nelle operazioni economiche che segnano la vita delle imprese, nei mercati finanziari e ora nei mercati digitali. Si deve poi aggiungere a queste funzioni anche quella sociale. La difesa dei diritti si accompagna alla promozione del diritto, al progresso della civiltà e alla tensione verso la pace sociale e il benessere collettivo, con la riduzione delle diseguaglianze e la lotta alle discriminazioni. Il modello europeo si è uniformato all’agenda Onu 2030, in cui sono considerati imperativi diciassette obiettivi (Sdg) che un’economia di mercato deve perseguire. Le imprese medie, secondo il progetto di direttiva del 22 febbraio scorso, dovranno predisporre il bilancio sociale, e dare informazioni non finanziarie sulle attività svolte per raggiungere quegli obiettivi. Insomma, superati i fattori contingenti, superata la crisi del Covid e ricomposta la tragedia della guerra in atto ai confini dell’ Europa, l’economia europea, secondo questo ambizioso modello, potrà ripartire. L’apporto dell’avvocatura sarà dunque necessario: e dovrà essere una avvocatura competente e consapevole del suo ruolo sociale. Per svolgere queste attività gli avvocati devono osservare la legge – prima regola essenziale – e il codice deontologico, che, per l’avvocatura, è costituito non da regole convenzionali appartenenti alla soft law, ma da regole giuridicamente vincolanti assimilate alle regole giuridiche primarie derivate, dato il potere regolamentare attribuito dalla legge (del 2012 n.247) al Consiglio nazionale forense. Secondo le disposizioni del codice civile in materia di diligenza professionale (artt.1176,2229 ss.) e secondo le regole deontologiche, l’avvocato difende gli interessi del cliente, ma non confonde i propri interessi con quelli del cliente: la doppia fedeltà, alla legge e al cliente, non significa doppiezza e tanto meno calcolo. L’avvocato difende il cliente solo con i mezzi consentiti dalla legge, e non deve danneggiarlo per ricavarne un profitto, né favorirlo contra legem. L’avvocato non può né essere correo, né “socio” del cliente. L’avvocato non può svolgere attività di commercio né fare affari con il cliente, ma deve curare gli affari del cliente sempre entro i limiti della legge. Se viola questi precetti sarà punibile non solo con le sanzioni previste dalla legge ma anche con le sanzioni previste dal codice deontologico, che possono arrivare alla radiazione (o, se più lievi, alla cancellazione dall’albo o alla sospensione). Il sistema ordinistico, deontologico, abilitativo alla professione è garante della competenza e della correttezza, ma anche della dignità dell’avvocato. Sono tutti aspetti, questi, che superano gli stereotipi che da secoli affliggono la categoria, e come tali debbono essere trattati quando si parla seriamente di questa nobile professione.

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