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Una rivoluzione culturale dalla finanza allo spettacolo

Il 2021 è stato l’anno della blockchain e delle sue derivazioni naturali, Nft e criptovalute, su tutte. I numeri parlano chiaro: l’utilizzo delle monete digitali è aumentato dal 2019 al 2021 del 2500% secondo un report di Chain Analysis, e lo scorso anno il mercato degli Nft a livello mondiale ha generato transazioni per 26,9 miliardi di dollari in criptovalute. Ma non è tutto: il più grande attore del settore, il marketplace di Nft OpenSea, ha raccolto 300 milioni di dollari di finanziamenti, portando la sua valutazione a 13,3 miliardi. Una rivoluzione che ha anche un impatto culturale: non a caso proprio l’acronimo Nft è stato nominato parola dell’anno dal Collins Dictionary. Sicuramente gli effetti di queste trasformazioni spianeranno la strada a una nuova stagione della rete, il Web3. Si tratta della terza incarnazione del world wide web che promette di spostare il potere dalle mani delle grandi tech company – Facebook e Twitter in primis – direttamente a quelle degli utenti. Insomma, quello che sembra aspettarci è un mondo digitale molto più accessibile e inclusivo che usa blockchain e Nft per garantire a tutti di riappropriarsi dei propri dati e delle proprie informazioni. I non-fungibile token permettono di definire come unico un bene digitale di qualsiasi tipo, dalle immagini ai brani musicali passando per le animazioni, e devono essere considerati come una sorta di certificato incorruttibile che sancisce l’autenticità di un oggetto digitale. Qual è l’intuizione alla base della loro diffusione? Rendere unico e non riproducibile ciò che fino a poco tempo fa era replicabile all’infinito: il dato digitale. Una rete in mano agli utenti, quindi. Fantascienza? Non proprio. Il Web3 è già realtà. Parliamo dell’arte (dove le valutazioni della collezione Nft delle scimmie annoiate di Bored Ape Yacht Club sono già storia), della finanza (dove il sistema decentralizzato promette di fornire servizi finanziari a chi oggi risulta escluso da quelli tradizionali), ma anche delle piccole transazioni legate ai fenomeni di massa. Sono queste ultime la chiave di volta capace di far decollare il mondo degli Nft facendolo arrivare nelle mani dell’utente finale. Lo sport e il mondo dell’intrattenimento in generale sono una buona lente di ingrandimento per raccontare l’avanzata del Web3. Pensiamo a come il Covid ha influito sulla fruizione di spettacoli e manifestazioni, allontanando il pubblico dai luoghi deputati a ospitare spettacoli e partite. Se in un primo tempo la tecnologia ha permesso al pubblico di mantenere il contatto con artisti e sportivi anche se in maniera virtuale, ora quel mondo digitale sta aprendo agli spettatori nuovi modelli di connessione con le proprie passioni. Le persone stanno sperimentando grazie agli Nft e alla blockchain cosa significa possedere “un pezzo” di quello che amano: nel Web3 gli utenti hanno la proprietà dei dati e delle informazioni e questo può avere una portata eccezionale. Su questa scia stanno nascendo modelli di intrattenimento ibridi che portano la disintermediazione della rete al mondo fisico, trasferendo quel concetto di proprietà alla vita di tutti i giorni: possedere l’Nft di un giocatore o di un attore o di un’opera d’arte offre la possibilità di sbloccare nuove esperienze anche nel mondo reale. Un’altra rivoluzione del Web3 è l’interoperabilità delle piattaforme, ciò che su una piattaforma che corre sulla blockchain con gli Nft genera un valore che può essere usato anche fuori dalla piattaforma stessa, che è particolarmente interessante per le risorse del gaming che possono trovare una nuova utilità al di fuori di un gioco specifico. Questa è la grande differenza con il Web2, la rete che abbiamo conosciuto fino a oggi, dove gli utenti non hanno il possesso delle informazioni che generano e tutti i profitti, non solo quelli economici, tornano nelle mani delle grandi piattaforme. Disintermediazione, quindi, a tutti i livelli. Ma anche inclusione. Gli Nft hanno un grande potere detonatore. Come dicevamo tutto può essere tradotto in non-fungible token e questo può spostare l’attenzione del grande pubblico anche su contenuti meno mainstream. Usando lo sport come metro di paragone pensiamo a quelli generalmente considerati minori, che in questa forma, superando le tradizionali barriere d’accesso, potrebbero finalmente raggiungere un pubblico più vasto. Ma tutto dipenderà dagli Nft? Certamente no, ma gli Nft sono una delle tecnologie che permetterà agli utenti di esperire le potenzialità del Web3. Se è vero che tutto non si esaurirà intorno agli Nft, però, è altrettanto vero che questi token governeranno gli scambi in una realtà intangibile. Non è poco. Ceo di Sorare, una startup di fantacalcio con blockchain che permette di acquistare, scambiare e giocare con carte digitali Nft

Il 2021 è stato l’anno della blockchain e delle sue derivazioni naturali, Nft e criptovalute, su tutte. I numeri parlano chiaro: l’utilizzo delle monete digitali è aumentato dal 2019 al 2021 del 2500% secondo un report di Chain Analysis, e lo scorso anno il mercato degli Nft a livello mondiale ha generato transazioni per 26,9 miliardi di dollari in criptovalute. Ma non è tutto: il più grande attore del settore, il marketplace di Nft OpenSea, ha raccolto 300 milioni di dollari di finanziamenti, portando la sua valutazione a 13,3 miliardi. Una rivoluzione che ha anche un impatto culturale: non a caso proprio l’acronimo Nft è stato nominato parola dell’anno dal Collins Dictionary. Sicuramente gli effetti di queste trasformazioni spianeranno la strada a una nuova stagione della rete, il Web3. Si tratta della terza incarnazione del world wide web che promette di spostare il potere dalle mani delle grandi tech company – Facebook e Twitter in primis – direttamente a quelle degli utenti. Insomma, quello che sembra aspettarci è un mondo digitale molto più accessibile e inclusivo che usa blockchain e Nft per garantire a tutti di riappropriarsi dei propri dati e delle proprie informazioni. I non-fungibile token permettono di definire come unico un bene digitale di qualsiasi tipo, dalle immagini ai brani musicali passando per le animazioni, e devono essere considerati come una sorta di certificato incorruttibile che sancisce l’autenticità di un oggetto digitale. Qual è l’intuizione alla base della loro diffusione? Rendere unico e non riproducibile ciò che fino a poco tempo fa era replicabile all’infinito: il dato digitale. Una rete in mano agli utenti, quindi. Fantascienza? Non proprio. Il Web3 è già realtà. Parliamo dell’arte (dove le valutazioni della collezione Nft delle scimmie annoiate di Bored Ape Yacht Club sono già storia), della finanza (dove il sistema decentralizzato promette di fornire servizi finanziari a chi oggi risulta escluso da quelli tradizionali), ma anche delle piccole transazioni legate ai fenomeni di massa. Sono queste ultime la chiave di volta capace di far decollare il mondo degli Nft facendolo arrivare nelle mani dell’utente finale. Lo sport e il mondo dell’intrattenimento in generale sono una buona lente di ingrandimento per raccontare l’avanzata del Web3. Pensiamo a come il Covid ha influito sulla fruizione di spettacoli e manifestazioni, allontanando il pubblico dai luoghi deputati a ospitare spettacoli e partite. Se in un primo tempo la tecnologia ha permesso al pubblico di mantenere il contatto con artisti e sportivi anche se in maniera virtuale, ora quel mondo digitale sta aprendo agli spettatori nuovi modelli di connessione con le proprie passioni. Le persone stanno sperimentando grazie agli Nft e alla blockchain cosa significa possedere “un pezzo” di quello che amano: nel Web3 gli utenti hanno la proprietà dei dati e delle informazioni e questo può avere una portata eccezionale. Su questa scia stanno nascendo modelli di intrattenimento ibridi che portano la disintermediazione della rete al mondo fisico, trasferendo quel concetto di proprietà alla vita di tutti i giorni: possedere l’Nft di un giocatore o di un attore o di un’opera d’arte offre la possibilità di sbloccare nuove esperienze anche nel mondo reale. Un’altra rivoluzione del Web3 è l’interoperabilità delle piattaforme, ciò che su una piattaforma che corre sulla blockchain con gli Nft genera un valore che può essere usato anche fuori dalla piattaforma stessa, che è particolarmente interessante per le risorse del gaming che possono trovare una nuova utilità al di fuori di un gioco specifico. Questa è la grande differenza con il Web2, la rete che abbiamo conosciuto fino a oggi, dove gli utenti non hanno il possesso delle informazioni che generano e tutti i profitti, non solo quelli economici, tornano nelle mani delle grandi piattaforme. Disintermediazione, quindi, a tutti i livelli. Ma anche inclusione. Gli Nft hanno un grande potere detonatore. Come dicevamo tutto può essere tradotto in non-fungible token e questo può spostare l’attenzione del grande pubblico anche su contenuti meno mainstream. Usando lo sport come metro di paragone pensiamo a quelli generalmente considerati minori, che in questa forma, superando le tradizionali barriere d’accesso, potrebbero finalmente raggiungere un pubblico più vasto. Ma tutto dipenderà dagli Nft? Certamente no, ma gli Nft sono una delle tecnologie che permetterà agli utenti di esperire le potenzialità del Web3. Se è vero che tutto non si esaurirà intorno agli Nft, però, è altrettanto vero che questi token governeranno gli scambi in una realtà intangibile. Non è poco. Ceo di Sorare, una startup di fantacalcio con blockchain che permette di acquistare, scambiare e giocare con carte digitali Nft

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