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Pirelli, se bilancio e fabbrica si tingono di bellezza

«Il presente e il futuro di una impresa come la nostra sono connaturati alle radici. Già Giovanni Battista Pirelli, oltre centocinquanta anni fa, delineò un codice composto da tecnologia e uomini, strategia e valori. La Pirelli è sempre stata integrata intimamente con la società, che è anche cultura e impulso alla bellezza. Non è stata integrata soltanto con il mercato. La nostra cultura più profonda è segnata dalla fabbrica, che è complementare al mercato finale ed è in continuità con il prodotto. Da oltre dieci anni l'Annual Report, il nostro bilancio, testimonia chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Nella dimensione della fabbrica, a cui è dedicato l'Annual Report 2021. E come impresa a tutto tondo». Marco Tronchetti Provera, che ha appena rinnovato i patti insieme agli altri azionisti e che rimarrà vicepresidente esecutivo fino all'assemblea del 2026, si concede qualche minuto di pausa da una quotidianità molto impegnativa e si sofferma sul profilo identitario del gruppo industriale della Bicocca, declinato ora nel tema della fabbrica. «Il superamento della fabbrica fordista – riflette – è ormai per noi un fatto compiuto. Non è la macchina a determinare il futuro dell'uomo. Ma è l'uomo a determinare il futuro delle macchine. Gli operai, i tecnici e gli ingegneri sono una parte del tutto. E il tutto, nelle forme più raffinate dell'arte e della bellezza, della musica e della pittura, entra nella nostra impresa e si mette in contatto diretto con loro. Nei nostri Annual Report, raccontiamo tutto questo». Il bilancio aziendale Pirelli – appunto l'Annual Report – è diventato una sorta di piattaforma di informazione e comunicazione, cultura e soprattutto identità aziendale, in grado di coagulare ed esprimere significative schegge della natura dell'impresa. Oltre naturalmente ai classici dati di conto economico e di stato patrimoniale, che compongono l'ossatura essenziale della fisiologia tecno-industriale ed economico-finanziaria della Pirelli, il bilancio accoglie e sviluppa istanze estetiche ed etiche dell'arte e della grafica, della scrittura e della poesia contemporanee. Dal 2010 l'Annual Report Pirelli ha quindi descritto e testimoniato il legame della Bicocca con poeti e scultori, pittori e musicisti. Anche perché i numeri finanziari non sono sufficienti per manifestare la carne viva delle dinamiche, del posizionamento e del profilo identitario dell'impresa rispetto alle grandi tendenze del vasto mondo che, intorno all'impresa stessa, cambia. Nell'idea che un'azienda – con le fabbriche e le reti commerciali, i centri di innovazioni e le linee di ricerca – abbia una anima, che non è esprimibile – soltanto – con la sintesi fredda delle cifre e delle proiezioni. L'Annual Report 2021 riporta il lavoro di diversi artisti che si sono ispirati a cinque fabbriche di Pirelli nel mondo per dare forma alle loro opere. Tra queste le immagini – molto suggestive – dei murales realizzati da una delle più note street artist americane, Lisette Correa, nella fabbrica di Roma, in Georgia, dove l'azienda produce dal 2002 pneumatici di alta gamma. Il nome d'arte è Arrrtaddict. È un'artista di origine portoricana (è alla terza generazione), i suoi genitori sono di New York nel Bronx, lei è cresciuta a Fort Lauderdale in Florida, ha lavorato a Los Angeles e adesso si è trasferita ad Atlanta, in Georgia, dove esiste una delle comunità più intraprendenti e quotate di street artist americani. La fabbrica assume così le fattezze di un processo insieme manifatturiero, cognitivo e culturale. Non è più un luogo dickensiano o tardo dickensiano, come è stato effettivamente, con gradazioni diverse, fino agli anni 70 del Novecento. Nota Tronchetti Provera: «Nei casi migliori la fabbrica è un luogo di equilibrio formale e sostanziale fra macchine e uomo, fra forme estetiche e condizioni di tutela del lavoro e soprattutto del lavoratore. Con la nostra idea culturale di impresa, l'abbiamo fatta diventare anche un punto di innesto fra la quotidianità reale della produzione e l'immaginazione intuitiva degli artisti”.Il vicepresidente esecutivo di Pirelli allarga il campo: «La fabbrica è, soprattutto in Italia, l'erede dei laboratori artigianali del Rinascimento. Troppo spesso dimentichiamo la nostra storia. Troppo spesso rimaniamo vincolati all'urgenza del presente. Ma portare i musicisti, gli scultori e i pittori nelle fabbriche, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Cina, in Brasile e in Romania, vuol dire anche simbolicamente avvicinare noi stessi alla nostra identità storica e al contributo che abbiamo dato come Paese nella Storia. Inoltre, significa confermare la tradizione della Pirelli che, da sempre, mira a provocare e a produrre una osmosi fra prodotti e tecnologia, cultura e arte, industria ed elementi umanistici».Ogni edizione dell'Annual Report ha, quindi, il suo filo rosso emotivo, estetico e culturale. Nella ricerca di una comunicazione della propria anima, capita che gli scrittori coinvolti in questo progetto raccontino, senza che nessuno se lo aspetti, un pezzettino della loro, di anima. Nel 2019, tre intellettuali sono stati coinvolti nella declinazione del concetto di resilienza, sotto il titolo «The Road Ahead»: il saggista John Seabrook, il visual artist Selman Hoşgör e soprattutto lo scrittore francese Emmanuel Carrère. Su quella edizione del bilancio Pirelli, Carrère ha confessato un particolare biografico intimo: l'autore di Vite che non sono la mia, Limonov”e Il Regno racconta di «una depressione malinconica per la quale ho passato quattro mesi in un ospedale psichiatrico e subìto quattordici elettroshock». Lo fa per la prima volta su questo documento societario, anticipando le dense pagine che dedicherà a questo passaggio drammatico della sua vita nel libro Yoga. Ma, al di là di questa prezioso passaggio letterario, la caratteristica degli Annual Report di Pirelli è di trovare, ogni anno, un motivo conduttore. Per esempio, la valorizzazione ha riguardato l'elemento complementare alla fabbrica: il prodotto. Nel bilancio 2013 una voce originale della cultura contemporanea insieme alta e pop, lo scrittore e sceneggiatore inglese Hanif Kureishi, ha coordinato dieci giovani talenti nella interpretazione del concetto e dell'idea di “ruota”, quanto mai affine alla storia Pirelli, nel progetto «Spinning the Wheel». I giovani coinvolti provenivano dalle discipline più diverse: dall'architettura alla fisica, dal design alla musica, passando per il cinema di animazione e la moda. I lavori, oltre a essere pubblicati sull'Annual Report di quell'anno, sono stati poi presentati alla Bicocca degli Arcimboldi.Nel 2014, invece, artisti della street art come la brasiliana Marina Zumi, il russo Alexey Luka il tedesco Dome e del russo Alexey Luka si sono misurati su temi come la strada, la mobilità e la multiculturalità. I tre artisti hanno interpretato i pneumatici raccontandoli attraverso tre opere realizzate su un tronco di piramide di cinque metri, con tre facce di oltre 20 metri quadrati ciascuna, assemblate in un'unica installazione che è stata poi esposta nel Pirelli Hangar Bicocca.«In un periodo storico come questo – conclude Tronchetti Provera – avvicinare il mondo dell'impresa alla dimensione della bellezza mi sembra, anche, una operazione di democrazia economica sostanziale. In qualche modo, rappresenta un passo in avanti verso il superamento di ogni elitarismo e, anche, della sua reazione opposta e contraria che è il populismo. Credo davvero che il binomio fra industria e cultura, manifattura e arte possa, in un mondo terribilmente instabile, portare il suo granello di equilibrio e, perché no, di armonia».

«Il presente e il futuro di una impresa come la nostra sono connaturati alle radici. Già Giovanni Battista Pirelli, oltre centocinquanta anni fa, delineò un codice composto da tecnologia e uomini, strategia e valori. La Pirelli è sempre stata integrata intimamente con la società, che è anche cultura e impulso alla bellezza. Non è stata integrata soltanto con il mercato. La nostra cultura più profonda è segnata dalla fabbrica, che è complementare al mercato finale ed è in continuità con il prodotto. Da oltre dieci anni l’Annual Report, il nostro bilancio, testimonia chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare. Nella dimensione della fabbrica, a cui è dedicato l’Annual Report 2021. E come impresa a tutto tondo». Marco Tronchetti Provera, che ha appena rinnovato i patti insieme agli altri azionisti e che rimarrà vicepresidente esecutivo fino all’assemblea del 2026, si concede qualche minuto di pausa da una quotidianità molto impegnativa e si sofferma sul profilo identitario del gruppo industriale della Bicocca, declinato ora nel tema della fabbrica. «Il superamento della fabbrica fordista – riflette – è ormai per noi un fatto compiuto. Non è la macchina a determinare il futuro dell’uomo. Ma è l’uomo a determinare il futuro delle macchine. Gli operai, i tecnici e gli ingegneri sono una parte del tutto. E il tutto, nelle forme più raffinate dell’arte e della bellezza, della musica e della pittura, entra nella nostra impresa e si mette in contatto diretto con loro. Nei nostri Annual Report, raccontiamo tutto questo». Il bilancio aziendale Pirelli – appunto l’Annual Report – è diventato una sorta di piattaforma di informazione e comunicazione, cultura e soprattutto identità aziendale, in grado di coagulare ed esprimere significative schegge della natura dell’impresa. Oltre naturalmente ai classici dati di conto economico e di stato patrimoniale, che compongono l’ossatura essenziale della fisiologia tecno-industriale ed economico-finanziaria della Pirelli, il bilancio accoglie e sviluppa istanze estetiche ed etiche dell’arte e della grafica, della scrittura e della poesia contemporanee. Dal 2010 l’Annual Report Pirelli ha quindi descritto e testimoniato il legame della Bicocca con poeti e scultori, pittori e musicisti. Anche perché i numeri finanziari non sono sufficienti per manifestare la carne viva delle dinamiche, del posizionamento e del profilo identitario dell’impresa rispetto alle grandi tendenze del vasto mondo che, intorno all’impresa stessa, cambia. Nell’idea che un’azienda – con le fabbriche e le reti commerciali, i centri di innovazioni e le linee di ricerca – abbia una anima, che non è esprimibile – soltanto – con la sintesi fredda delle cifre e delle proiezioni. L’Annual Report 2021 riporta il lavoro di diversi artisti che si sono ispirati a cinque fabbriche di Pirelli nel mondo per dare forma alle loro opere. Tra queste le immagini – molto suggestive – dei murales realizzati da una delle più note street artist americane, Lisette Correa, nella fabbrica di Roma, in Georgia, dove l’azienda produce dal 2002 pneumatici di alta gamma. Il nome d’arte è Arrrtaddict. È un’artista di origine portoricana (è alla terza generazione), i suoi genitori sono di New York nel Bronx, lei è cresciuta a Fort Lauderdale in Florida, ha lavorato a Los Angeles e adesso si è trasferita ad Atlanta, in Georgia, dove esiste una delle comunità più intraprendenti e quotate di street artist americani. La fabbrica assume così le fattezze di un processo insieme manifatturiero, cognitivo e culturale. Non è più un luogo dickensiano o tardo dickensiano, come è stato effettivamente, con gradazioni diverse, fino agli anni 70 del Novecento. Nota Tronchetti Provera: «Nei casi migliori la fabbrica è un luogo di equilibrio formale e sostanziale fra macchine e uomo, fra forme estetiche e condizioni di tutela del lavoro e soprattutto del lavoratore. Con la nostra idea culturale di impresa, l’abbiamo fatta diventare anche un punto di innesto fra la quotidianità reale della produzione e l’immaginazione intuitiva degli artisti”.Il vicepresidente esecutivo di Pirelli allarga il campo: «La fabbrica è, soprattutto in Italia, l’erede dei laboratori artigianali del Rinascimento. Troppo spesso dimentichiamo la nostra storia. Troppo spesso rimaniamo vincolati all’urgenza del presente. Ma portare i musicisti, gli scultori e i pittori nelle fabbriche, non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti, in Cina, in Brasile e in Romania, vuol dire anche simbolicamente avvicinare noi stessi alla nostra identità storica e al contributo che abbiamo dato come Paese nella Storia. Inoltre, significa confermare la tradizione della Pirelli che, da sempre, mira a provocare e a produrre una osmosi fra prodotti e tecnologia, cultura e arte, industria ed elementi umanistici».Ogni edizione dell’Annual Report ha, quindi, il suo filo rosso emotivo, estetico e culturale. Nella ricerca di una comunicazione della propria anima, capita che gli scrittori coinvolti in questo progetto raccontino, senza che nessuno se lo aspetti, un pezzettino della loro, di anima. Nel 2019, tre intellettuali sono stati coinvolti nella declinazione del concetto di resilienza, sotto il titolo «The Road Ahead»: il saggista John Seabrook, il visual artist Selman Hoşgör e soprattutto lo scrittore francese Emmanuel Carrère. Su quella edizione del bilancio Pirelli, Carrère ha confessato un particolare biografico intimo: l’autore di Vite che non sono la mia, Limonov”e Il Regno racconta di «una depressione malinconica per la quale ho passato quattro mesi in un ospedale psichiatrico e subìto quattordici elettroshock». Lo fa per la prima volta su questo documento societario, anticipando le dense pagine che dedicherà a questo passaggio drammatico della sua vita nel libro Yoga. Ma, al di là di questa prezioso passaggio letterario, la caratteristica degli Annual Report di Pirelli è di trovare, ogni anno, un motivo conduttore. Per esempio, la valorizzazione ha riguardato l’elemento complementare alla fabbrica: il prodotto. Nel bilancio 2013 una voce originale della cultura contemporanea insieme alta e pop, lo scrittore e sceneggiatore inglese Hanif Kureishi, ha coordinato dieci giovani talenti nella interpretazione del concetto e dell’idea di “ruota”, quanto mai affine alla storia Pirelli, nel progetto «Spinning the Wheel». I giovani coinvolti provenivano dalle discipline più diverse: dall’architettura alla fisica, dal design alla musica, passando per il cinema di animazione e la moda. I lavori, oltre a essere pubblicati sull’Annual Report di quell’anno, sono stati poi presentati alla Bicocca degli Arcimboldi.Nel 2014, invece, artisti della street art come la brasiliana Marina Zumi, il russo Alexey Luka il tedesco Dome e del russo Alexey Luka si sono misurati su temi come la strada, la mobilità e la multiculturalità. I tre artisti hanno interpretato i pneumatici raccontandoli attraverso tre opere realizzate su un tronco di piramide di cinque metri, con tre facce di oltre 20 metri quadrati ciascuna, assemblate in un’unica installazione che è stata poi esposta nel Pirelli Hangar Bicocca.«In un periodo storico come questo – conclude Tronchetti Provera – avvicinare il mondo dell’impresa alla dimensione della bellezza mi sembra, anche, una operazione di democrazia economica sostanziale. In qualche modo, rappresenta un passo in avanti verso il superamento di ogni elitarismo e, anche, della sua reazione opposta e contraria che è il populismo. Credo davvero che il binomio fra industria e cultura, manifattura e arte possa, in un mondo terribilmente instabile, portare il suo granello di equilibrio e, perché no, di armonia».

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