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Dopo le feste l’eredità migliore sarà una nuova biblioteca

I numeri non mentono. Al di là di prime, minime donazioni, il nucleo fondamentale della Biblioteca Civica di Ivrea è datato 1873: ne festeggeremo quindi i 150 anni nel 2023. Anno che sarà decisivo per molti aspetti della vita non solo culturale della città: dopo il titolo di patrimonio Unesco nel 2018 e di capitale italiana del libro per l’anno in corso, si decideranno numerosi altri investimenti sul territorio, tra cui quelli riguardanti il nuovo ospedale e la nascita della gigafactory promossa da Italvolt nell’area di Scarmagno, là dove fino agli 90 dello scorso secolo insisteva l’ultimo e più esteso insediamento produttivo Olivetti. Nel 2023 la città intende infatti cominciare i lavori per la nuova biblioteca; precedentemente, dal 1873 al 1905 fu presso il Liceo Botta; nel 1906 venne intitolata a Costantino Nigra e insediata presso la pretura di Piazza Carlo Alberto. Sappiamo che i lettori nel 1907 furono quasi 1800; e che tra i volumi più prestati ci sono Carducci, D’Annunzio, De Amicis, Giacosa, ma anche Anatole France e Tolstoj. Benchè l’analfabetismo fosse diffuso, tuttavia Ivrea con i suoi 11.000 abitanti e una trasformazione potente da borgo agricolo a città industriale si fece notare per l’attivismo nella promozione della lettura, e i suoi concittadini più illustri (tra cui lo stesso Giacosa, la famiglia De Marchi e la famiglia Pinoli) fecero a gara a donare alla biblioteca copiosi volumi sia di letteratura e scienza sia di approfondita cultura locale. La biblioteca si arricchì, ma nel dopoguerra la funzione culturale non fu più appoggiata al comune: entrano in campo prepotentemente le biblioteche di fabbrica volute da Olivetti. Ad una di esse, debitamente formata con un corso che ha seguito a Milano, lavora Lucia Guelpa, fin dal 1946 erede di una ricchezza originata dal matrimonio di sua sorella Adele con Abdone Croff, della omonima famiglia di industriali e mobilieri. Adele, Abdone e il loro figlio Livio perdono la vita in un tragico incidente d’auto; Lucia, sposata ma senza figli, imbrigliata in un matrimonio dal quale non sa come uscire (e infatti non vi uscirà mai!), non avrà figli e dedicherà tutte le sue cure alla cultura, destinando l’intero suo testamento al Comune di Ivrea, al quale donerà proprietà e fondi, con la clausola di reinvestirle in un miglioramento dell’educazione dei cittadini proprio a partire dall’oggetto libro. È il 2003, e il suo obiettivo esplicito è quello di migliorare la fruibilità del Museo Garda da un lato e l’accessibilità della Biblitoeca Civica dall’altro. Una biblioteca che nel frattempo è tornata centrale negli spazi urbani eporediesi: la sperimentazione olivettiana a poco a poco si ferma con la morte del suo promotore; nel 1965 i fondi vengono trasferiti in Piazza Ottinetti dove si trovano tuttora e nel 1973 il Comune acquista 35.000 volumi dalle biblioteche Olivetti, mentre gli spazi meravigliosi di via Jervis dove erano collocati a poco a poco cambiano funzione - sono oggi visitabili nell’ambito del progetto di valorizzazione del sito Unesco. Dal 1979, la Biblioteca di Ivrea è centro di una rete di 71 comuni e strettamente collegata al sistema delle librerie cittadin, ben 7 - e una ottava sta per essere inaugurata nelle prossime settimane. Il titolo di capitale italiana del libro, ottenuto per l’anno 2022 sotto l’egida del design della Lettera 22 nata nel 1950 e divenuta presto un clamoroso successo di vendita e di brand a livello mondiale, ha rilanciato potentemente la progettazione di una nuova biblioteca con cui portare la comunità locale ma anche il sistema del libro regionale dentro le sfide del XXI ma anche del XXII secolo: il dossier di candidatura non ha infatti dato risposte, ma volutamente posto domande alle comunità di scrittori, editori, librai, lettori, distributori, mondo della scuola e della tecnologia. Entro l’anno verrà redatto un Manifesto per il futuro del libro che nascerà su oltre 30.000 interviste ad addetti ai lavori e non, e verrà discusso non solo a Ivrea, ma anche a Mantova e a Francoforte, dopo essere stato lanciato in occasione dell’ultimo Salone del Libro in collaborazione con gli organizzatori del medesimo. Intanto, la Fondazione Guelpa, nata per gestire il patrimonio e realizzare il legato testamentario della bibliotecaria benefattrice, sta lavorando con l’Alta scuola politecnica di Torino-Milano per individuare le necessità delle biblioteche del futuro. Uno studio di fattibilità sarà presentato ai primi di ottobre alla cittadinanza: da lì comincerà un dibattito aperto a tutta cittadinanza, ma anche agli esperti nazionali e internazionali su funzioni e metodologia di diffusione del prodotto libro e affini in questo nostro nuovo presente. La biblioteca nuova sarà quindi la migliore eredità del titolo di capitale. Bartolomeo Corsini è Presidente della Fondazione Guelpa; Paolo Verri è Coordinatore Ivrea 2022 Capitale italiana del libro

I numeri non mentono. Al di là di prime, minime donazioni, il nucleo fondamentale della Biblioteca Civica di Ivrea è datato 1873: ne festeggeremo quindi i 150 anni nel 2023. Anno che sarà decisivo per molti aspetti della vita non solo culturale della città: dopo il titolo di patrimonio Unesco nel 2018 e di capitale italiana del libro per l’anno in corso, si decideranno numerosi altri investimenti sul territorio, tra cui quelli riguardanti il nuovo ospedale e la nascita della gigafactory promossa da Italvolt nell’area di Scarmagno, là dove fino agli 90 dello scorso secolo insisteva l’ultimo e più esteso insediamento produttivo Olivetti. Nel 2023 la città intende infatti cominciare i lavori per la nuova biblioteca; precedentemente, dal 1873 al 1905 fu presso il Liceo Botta; nel 1906 venne intitolata a Costantino Nigra e insediata presso la pretura di Piazza Carlo Alberto. Sappiamo che i lettori nel 1907 furono quasi 1800; e che tra i volumi più prestati ci sono Carducci, D’Annunzio, De Amicis, Giacosa, ma anche Anatole France e Tolstoj. Benchè l’analfabetismo fosse diffuso, tuttavia Ivrea con i suoi 11.000 abitanti e una trasformazione potente da borgo agricolo a città industriale si fece notare per l’attivismo nella promozione della lettura, e i suoi concittadini più illustri (tra cui lo stesso Giacosa, la famiglia De Marchi e la famiglia Pinoli) fecero a gara a donare alla biblioteca copiosi volumi sia di letteratura e scienza sia di approfondita cultura locale. La biblioteca si arricchì, ma nel dopoguerra la funzione culturale non fu più appoggiata al comune: entrano in campo prepotentemente le biblioteche di fabbrica volute da Olivetti. Ad una di esse, debitamente formata con un corso che ha seguito a Milano, lavora Lucia Guelpa, fin dal 1946 erede di una ricchezza originata dal matrimonio di sua sorella Adele con Abdone Croff, della omonima famiglia di industriali e mobilieri. Adele, Abdone e il loro figlio Livio perdono la vita in un tragico incidente d’auto; Lucia, sposata ma senza figli, imbrigliata in un matrimonio dal quale non sa come uscire (e infatti non vi uscirà mai!), non avrà figli e dedicherà tutte le sue cure alla cultura, destinando l’intero suo testamento al Comune di Ivrea, al quale donerà proprietà e fondi, con la clausola di reinvestirle in un miglioramento dell’educazione dei cittadini proprio a partire dall’oggetto libro. È il 2003, e il suo obiettivo esplicito è quello di migliorare la fruibilità del Museo Garda da un lato e l’accessibilità della Biblitoeca Civica dall’altro. Una biblioteca che nel frattempo è tornata centrale negli spazi urbani eporediesi: la sperimentazione olivettiana a poco a poco si ferma con la morte del suo promotore; nel 1965 i fondi vengono trasferiti in Piazza Ottinetti dove si trovano tuttora e nel 1973 il Comune acquista 35.000 volumi dalle biblioteche Olivetti, mentre gli spazi meravigliosi di via Jervis dove erano collocati a poco a poco cambiano funzione – sono oggi visitabili nell’ambito del progetto di valorizzazione del sito Unesco. Dal 1979, la Biblioteca di Ivrea è centro di una rete di 71 comuni e strettamente collegata al sistema delle librerie cittadin, ben 7 – e una ottava sta per essere inaugurata nelle prossime settimane. Il titolo di capitale italiana del libro, ottenuto per l’anno 2022 sotto l’egida del design della Lettera 22 nata nel 1950 e divenuta presto un clamoroso successo di vendita e di brand a livello mondiale, ha rilanciato potentemente la progettazione di una nuova biblioteca con cui portare la comunità locale ma anche il sistema del libro regionale dentro le sfide del XXI ma anche del XXII secolo: il dossier di candidatura non ha infatti dato risposte, ma volutamente posto domande alle comunità di scrittori, editori, librai, lettori, distributori, mondo della scuola e della tecnologia. Entro l’anno verrà redatto un Manifesto per il futuro del libro che nascerà su oltre 30.000 interviste ad addetti ai lavori e non, e verrà discusso non solo a Ivrea, ma anche a Mantova e a Francoforte, dopo essere stato lanciato in occasione dell’ultimo Salone del Libro in collaborazione con gli organizzatori del medesimo. Intanto, la Fondazione Guelpa, nata per gestire il patrimonio e realizzare il legato testamentario della bibliotecaria benefattrice, sta lavorando con l’Alta scuola politecnica di Torino-Milano per individuare le necessità delle biblioteche del futuro. Uno studio di fattibilità sarà presentato ai primi di ottobre alla cittadinanza: da lì comincerà un dibattito aperto a tutta cittadinanza, ma anche agli esperti nazionali e internazionali su funzioni e metodologia di diffusione del prodotto libro e affini in questo nostro nuovo presente. La biblioteca nuova sarà quindi la migliore eredità del titolo di capitale. Bartolomeo Corsini è Presidente della Fondazione Guelpa; Paolo Verri è Coordinatore Ivrea 2022 Capitale italiana del libro

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