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Pomodoro da industria, per i trasformatori una campagna difficile

Il 2022 chiude con un calo del 10% di prodotto trasformato, ma nel resto d'Europa è andata anche peggio. Avanza ancora la Cina L'articolo Pomodoro da industria, per i trasformatori una campagna difficile è un contenuto originale di Terra e Vita.

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Il 2022 chiude con un calo del 10% di prodotto trasformato, ma nel resto d’Europa è andata anche peggio. Avanza ancora la Cina

I risultati di una campagna condotta all’insegna delle difficoltà e dei rincari e una serie di proposte di intervento a tutela dell’intera filiera da sottoporre all’attenzione dell’esecutivo appena insediato. Sono questi i principali temi affrontati durante l’assemblea pubblica di Anicav, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione del pomodoro al mondo, tenutasi a Parma nel corso dell’annuale appuntamento Il Filo Rosso del Pomodoro, giunto alla sua decima edizione.

La campagna 2022 in numeri

Nella campagna di trasformazione appena conclusa in Italia sono state trasformate circa 5,5 milioni di tonnellate di pomodoro – informa una nota di Anicav – con una riduzione del 10% rispetto ai risultati record dello scorso anno. Un dato che, sostanzialmente, riflette quello relativo agli ettari investiti pari a 65.180 (-8,5% rispetto al 2021), di cui 37.024 al Nord e 28.156 al Centro Sud. In particolare, nel Bacino Centro Sud le aziende hanno trasformato 2,59 milioni di tonnellate – con un decremento del 12% rispetto al 2021 – mentre in quello del Nord il trasformato finale è stato di 2,89 milioni di tonnellate (-6.3% rispetto allo scorso anno).

Buone le rese agricole in entrambi i bacini produttivi, nonostante la siccità nel bacino Nord e le alte temperature che hanno causato non poche difficoltà soprattutto nella parte iniziale della raccolta. Sul fronte delle rese industriali, di contro, si è registrato un peggioramento con la necessità di utilizzare maggiori quantità di materia prima per riuscire a garantire i nostri elevati standard qualitativi.

Il dato si inserisce in una situazione di riduzione generale a livello europeo (-17,6%) e mondiale (-4,9%) con Spagna e Portogallo che, complessivamente, hanno ridotto la produzione del 29%. Fa eccezione la Cina che, con 6,2 milioni di tonnellate, ha fatto registrare un incremento del 29,2% dopo la flessione del 2021.

L’Italia, terzo trasformatore mondiale di pomodoro dopo gli Usa e poco distante dalla Cina, ma primo trasformatore di derivati destinati direttamente al consumo finale, rappresenta il 14,8% della produzione mondiale (pari a 37,3 milioni di tonnellate) e il 56,5% del trasformato europeo, con un fatturato totale di 4 miliardi di euro.

Marco Serafini

Serve sostegno alla filiera

«Strategie competitive a sostegno di una filiera da primato è il tema scelto come filo conduttore di questa giornata – dichiara il presidente di Anicav Marco Serafini –. È necessario che il nostro comparto, che rappresenta, per qualità e dimensioni, un’eccellenza dell’industria agroalimentare italiana, assuma una posizione strategica nelle politiche di sviluppo di settore e faccia sentire in maniera incisiva la propria voce. Per questo abbiamo ritenuto indispensabile definire un’agenda programmatica, da condividere con tutte le anime della filiera, dal mondo agricolo alla distribuzione, e da sottoporre al nuovo Governo. Andranno evidenziate le criticità del settore e le soluzioni per superarle con l’obiettivo di salvaguardare e rilanciare una filiera “da primato” che, da sempre, rappresenta nel mondo l’emblema del food made in Italy».

«Immaginavamo che questa campagna di trasformazione sarebbe stata caratterizzata da grandi difficoltà, ma la realtà è stata di gran lunga peggiore delle nostre aspettative – commenta il direttore generale di Anicav Giovanni De Angelis –. Come più volte denunciato negli ultimi mesi Il comparto è stato letteralmente messo in ginocchio dall’aumento dei costi di produzione del tutto fuori controllo. In particolare, l’aumento del costo dell’energia è stato un colpo davvero difficile da assorbire per un sistema ad alta stagionalità come il nostro. L’incidenza di questa spesa sul conto economico aziendale è cresciuta in maniera esponenziale, passando dal 4% al 22%. Una situazione a dir poco complessa che necessita di tutta l’attenzione da parte del nuovo Governo. Il nostro auspicio è che si tratti di una situazione contingente e non strutturale anche se gli elementi a nostra disposizione ci inducono a nutrire non poche preoccupazioni per il futuro».

L’agenda programmatica

Dalla tavola rotonda, che ha visto protagonisti i principali player dell’industria di trasformazione del pomodoro privata e cooperativa, sono venute fuori una serie di proposte di intervento che dovranno confluire in un’agenda programmatica da condividere con l’intera filiera.

In merito al complesso rapporto col mondo agricolo è emersa la necessità di avviare un’analisi dei costi di produzione agricola nelle diverse aree del Paese per capire se si scontano problemi di inefficienza organizzativa e gestionale o se, invece, si tratta di meri comportamenti speculativi, e l’esigenza di una ridefinizione del perimetro di competenza e del modello operativo alla base delle relazioni interprofessionali.

Altri temi di discussione la crescente difficoltà nel reclutamento di manodopera stagionale e la mancanza di profili tecnici specializzati, l’importanza di investire in ricerca e sviluppo e in attività di promozione, valorizzazione e tutela, oltre alla necessità di un sostegno alle imprese.

«Occorrono misure di finanziamento per interventi a sostegno del sistema industriale e dell’intero comparto che abbiano come obiettivo il miglioramento delle produzioni agricole, la sostenibilità etica ed ambientale – conclude –. Il Pnrr, in particolare, potrà rappresentare l’occasione di sostenere e attuare importanti interventi infrastrutturali che riguardino gli invasi nei due bacini produttivi per far fronte ai problemi di approvvigionamento idrico, la mobilità sostenibile, il sistema portuale e retroportuale a supporto dell’internazionalizzazione e il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro dei braccianti. Il nostro auspicio è che il nuovo Governo, che dovrà guidare il Paese in un particolare e critico momento storico, possa dare risposte concrete alle nostre aziende. Noi ci siamo e ci saremo, pronti a fare, come sempre, la nostra parte».

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