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«Per la gestione dell’acqua deve essere chiaro chi decide»

Secondo il segretario dell’Autorità distrettuale del Fiume Po Alessandro Bratti per combattere la siccità occorre agire su diversi livelli: governance, infrastrutture, tipologia di colture, innovazione tecnologica L'articolo «Per la gestione dell’acqua deve essere chiaro chi decide» è un contenuto originale di Terra e Vita.

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Secondo il segretario dell’Autorità distrettuale del Fiume Po Alessandro Bratti per combattere la siccità occorre agire su diversi livelli: governance, infrastrutture, tipologia di colture, innovazione tecnologica

Il cambio della guardia al vertice dell’Autorità distrettuale del Fiume Po è avvenuto in agosto, proprio nel momento in cui il Grande Fiume attraversava il suo peggior momento di crisi di quest’anno. È stato allora che Alessandro Bratti è stato nominato, come previsto da questa carica, su proposta del Ministero della Transazione Ecologica controfirmata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, segretario dell’Autorità, prendendo il posto di Meuccio Berselli passato all’Aipo (Agenzia Interregionale per il fiume Po).

Figura di alto profilo tecnico e istituzionale il ferrarese Bratti, attuale vicepresidente dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, vanta esperienze professionali nazionali e internazionali e ruoli legislativi, di indirizzo politico e rappresentanza. Laureato in Agraria all’Università di Bologna ha fatto importanti esperienze di ricerca negli Usa. Bratti è stato fino a oggi docente e ricercatore presso il dipartimento Scienze chimiche, farmaceutiche e agrarie Università di Ferrara dopo aver diretto per un quadriennio Ispra dove ha avviato e realizzato molteplici progetti per lo studio, il monitoraggio costante e la difesa puntuale del territorio nazionale. In passato è stato anche direttore di Arpa Emilia-Romagna.

La sua carriera politica lo ha visto impegnato prima come Assessore Comunale a Ferrara e successivamente, come parlamentare, è stato attivo nella Commissione Ambiente e presidente della Commissione Bicamerale di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.

Lei ha assunto l’incarico di Segretario generale dell’Autorità di bacino Distrettuale del Fiume Po proprio nel momento in cui la siccità creava probabilmente i problemi maggiori. Qual è stato il suo primo pensiero?

Innanzitutto la consapevolezza di non trovarsi di fronte a una situazione eccezionale e quindi la necessità di attrezzarsi per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico in modo adeguato. Subito dopo mi sono reso conto che lo strumento dell’Osservatorio che determina le scelte pre-emergenza idrica non può essere uno strumento volontario ma deve essere un organo dell’Autorità.

Che situazione si è trovato a dover gestire e che impronta intende dare alla sua gestione?

L’Autorità è un Ente di recente costituzione. Il mio predecessore ha impostato un lavoro importante e soprattutto sono arrivati tanti giovani determinati e ben preparati. È stato predisposto un buon strumento strategico. Ho intenzione di estendere la presenza dell’Autorità aprendo delle sedi in tutte le regioni del bacino del Po con particolare attenzione a Lombardia, Piemonte e Veneto. Per il resto vorrei consolidare la “mission” istituzionale che comporta un aggiornamento degli strumenti di pianificazione e nello stesso tempo lavorare per mettere in campo attività e percorsi per valorizzare il grande Fiume.

Non deve essere facile gestire un’area vasta come il bacino del Po: in che modo riesce a organizzare il suo lavoro?

Ho fatto esperienze lavorative che mi hanno portato a gestire situazioni molto complesse. Le linee guida del mio lavoro sono basate sulla collaborazione fra colleghi e valorizzazione del personale. Sarò presente in maniera costante nella sede di Parma ma non rinuncerò a creare tutte le sinergie possibili con le Regioni, gli Enti locali e i Ministeri competenti anche presidiando di persona le attività più strategiche.

Come è possibile gestire una risorsa idrica che interessa più regioni mettendo tutti d’accordo?

È il tema dei temi! Fino a che la risorsa è presente in abbondanza non ci sono problemi. Diventa tutto più difficile quando si è in presenza di scarsità della risorsa. Credo che da un lato il confronto con le Istituzioni e i portatori di interesse debba essere costante dall’altro deve essere chiaro chi decide e di conseguenza fornire il necessario strumentario normativo.

L’allarme siccità è terminato (il livello del Po è risalito, il cuneo salino è arretrato) ma l’emergenza idrica non è comunque terminata. Che cosa si può fare adesso per evitare (o per contenere) questo problema?

Tutto ciò che si può fare sta sotto il titolo “Politiche ed azioni per l’adattamento climatico”. Queste sono fatte di due parti. Una di dotazione “infrastrutturale”: mi riferisco al piano invasi, al piano laghetti, alle opere di manutenzione, ad interventi di ingegneria naturalistica. Questo avendo ben presente che non esiste un’unica soluzione per tutti i territori.

La seconda parte comprende interventi sulla governance del sistema, oggi troppo frammentata. È necessario essere chiari riguardo la responsabilità e le competenze dei vari enti che intervengono su la “gestione dell’acqua”. Qui occorre intervenire normativamente e spero che il prossimo Parlamento si ponga il tema.

La combinazione di un serio intervento infrastrutturale e normativo può rendere l’ambiente più resiliente e resistente alle conseguenze del cambiamento climatico.

Vorrei anche un suo parere sul “deflusso minimo vitale” e sulla sua gestione…

È un tema come tutti i “vincoli ambientali”, per quando direi piuttosto dinamico, molto divisivo. La Direttiva europea 2000/60 è chiara. Credo si debbano fare tutti gli approfondimenti tecnico-scientifici necessari studiando molto approfonditamente la nostra realtà che è diversa rispetto a quella di altri Paesi. Al momento vi è un’applicazione direi abbastanza estesa delle deroghe. Noi come Autorità pur tenendo conto di tutti gli interessi in gioco abbiamo il compito fondamentale di applicare la normativa al fine di garantire il miglioramento dello stato ecologico dei nostri corsi di acqua. D’altronde un miglior ecosistema e un’acqua più pulita sono fondamentali anche per avere un’agricoltura di qualità.

Alla fine, nonostante i tantissimi problemi, quasi tutti gli agricoltori che avevano un’adeguata strutturazione irrigua sono stati riforniti di acqua. Molti dicono che il prossimo anno si ripresenteranno le stesse (se non peggiori condizioni): siete pronti a una nuova emergenza?

Condivido l’affermazione. Ci sono state produzioni (ad esempio il pomodoro) che non hanno subito danni altre che invece hanno subito delle conseguenze negative.

Sicuramente dove c’è un’infrastrutturazione irrigua adeguata è stato più facile contrastare queste situazioni.

Di acqua, nonostante la siccità, ve né ancora per poter sostenere l’attività agricola. Il problema è che progressivamente la situazione di siccità rischia di peggiorare. Già adesso abbiamo dei dati rispetto alle falde più superficiali del bacino assolutamente preoccupanti. È necessario che tutti inizino a ragionare pensando che questa situazione non è “una tantum”. Quindi occorre agire su diversi livelli: governance, infrastrutture, tipologia di colture, innovazione tecnologiche. Il tutto in una situazione in cui il costo dell’energia elettrica diventa un nuovo elemento di criticità che non può non essere considerato.

L’articolo «Per la gestione dell’acqua deve essere chiaro chi decide» è un contenuto originale di Terra e Vita.

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