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La castagna di Montella Igp pensa in grande

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castagne
Debutta un Consorzio che avrà il compito di tutelare tutta la produzione regionale campana

«La castagna e il costruendo Consorzio IGP della Campania con sede a Montella in provincia di Avellino deve diventare un’esca per costruire indotto e spalmare economie, ma soprattutto deve essere considerata un’opportunità per garantire la sopravvivenza delle aree interne».

Fulvio Bonavitacola, vice governatore della Regione Campania

Così il vice governatore campano Fulvio Bonavitacola nel suo paese d’origine, intervenuto ai lavori di presentazione del progetto operativo del nuovo soggetto collegiale che dovrà lavorare sulla qualificazione del prodotto e del posizionamento sui mercati. Ad oggi la produzione castanicola campana genera un volume d’affari di oltre 100 milioni di euro annui e con la nascita del consorzio punta a raggiungere la stessa scalata compiuta dalla mozzarella di bufala, citata tra i primi tre prodotti dell’agroalimentare Italiano. Con l’individuazione della sede legale e operativa, si passa alla certificazione da parte delle aziende.

La castagna come business core dell’areale della Campania interna

Sulla scorta di queste premesse l’areale della provincia di Avellino compreso fra Bagnoli Irpino, Nusco, Montemarano, Cassano Irpino, Volturata e Montella rappresenta un patrimonio produttivo, culturale ed economico senza precedenti.

Lo sforzo messo a segno dal sindaco Rino Buonopane, di concerto con l’assessore regionale Maurizio Petracca, e le associazioni di categoria Cia, Confagricoltura e Coldiretti, per Bonavitacola deve essere il punto di partenza di un percorso di sviluppo turistico senza precedenti. L’opportunità offerta dalla nascita del consorzio dovrà inoltre garantire la tutela ambientale del territorio e attraverso un centro di ricerca, fornire una lente di ingrandimento sui cambiamenti climatici e i metodi per mitigarlo.

«Nel mondo globale non si può sostituire la qualità dei prodotti e l’ambiente di origine, quindi la castagna deve diventare il richiamo per una ramificazione di attività e lavoro per tutti» ha spiegato ad una importante platea di produttori e castanicoltori arrivati da ogni angolo della regione.

La castagna campana al centro di un progetto di monitoraggio ambientale

Le grandi aspettative sulla capacità del consorzio di sviluppare economie sono state sottolineate in particolar modo da Rosario Pingaro presidente del gruppo BCC Capaccio Paestum e Serino, che ha manifestato l’interesse a tradurre il nascente soggetto in core business della castanicoltura campana. Attingere e dirottare risorse alla costruzione di un brand nazionale, la tutela dell’universo produttivo e il trasferimento del valore aggiunto del territorio è l’obiettivo annunciato dalle organizzazioni di categoria, che non hanno potuto evitare di rimarcare l’indebolimento del comparto negli ultimi 10 anni a causa dell’aggressione del cinipide galligeno.

«Ma mitigata l’emergenza del cinipide non possiamo escludere di dovere affrontare nuove aggressioni» avverte Bonavitacola. «Per questo bisogna essere vigili e pronti e governare al meglio i cambiamenti climatici che ci attendono. I castagneti dovranno essere sottoposti a radiografie costanti, per intercettare spie di quello che succede» continua. Di qui il chiaro riferimento alla ricerca e agli investimenti in moderne tecnologie di monitoraggio.

Dopo dieci anni si torna a produrre ma le piccole dimensioni svalutano il prezzo

“Dopo 10 anni di lotte contro il parassita, quest’anno abbiamo castagne ma paghiamo la crisi legata al posizionamento del prodotto. Le nostre castagne sono piccole, e subiscono le oscillazioni del mercato. I prezzi sono bassi e c’è la necessità di riorganizzarsi. Ma nonostante il mancato raccolto, questo territorio non ha mai smesso di curare i castagneti” continua il vice governatore. “La Regione Campania è andata oltre il Consorzio. Intanto i castagneti sono stati dichiarati alberi da frutto, così da consentire l’accesso ai fondi comunitari, il Piano di sviluppo rurale è in regime di proroga, ed è stato abolito il contributo di compensazione. La Regione vuole accompagnare il percorso di crescita del consorzio e la costruzione di un indotto turistico che potrà paragonarsi solo a quello della nostra costiera” conclude.

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