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Non sarà una Pac per giovani

All'obiettivo del ricambio generazionale il Piano strategico italiano destina solo l'1% delle risorse. Tra i dieci obiettivi “trasversali” della è in assoluto quello più sguarnito. Poco per sperare di invertire una tendenza di un'agricoltura italiana sempre meno giovane. L'editoriale di Diana Lenzi, presidente dei giovani agricoltori europei L'articolo Non sarà una Pac per giovani è un contenuto originale di Terra e Vita.

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Diana Lenzi
All’obiettivo del ricambio generazionale il Piano strategico italiano destina solo l’1% delle risorse. Tra i dieci obiettivi “trasversali” della è in assoluto quello più sguarnito. Poco per sperare di invertire una tendenza di un’agricoltura italiana sempre meno giovane. L’editoriale di Diana Lenzi, presidente dei giovani agricoltori europei

Quello che stiamo vivendo è un periodo ad altissima instabilità e dal fortissimo tasso di incertezza. L’estate passata, caratterizzata da un’intensa e prolungata siccità, ci ha fatto toccare con mano in modo doloroso gli effetti del cambiamento climatico. L’inflazione galoppante e i costi dell’energia sempre più impattanti sul settore fanno sentire tutto il peso del conflitto ucraino. Una crisi geopolitica che mette a dura prova la tenuta della sicurezza alimentare faticosamente conquistata dall’Europa.

Quanto siamo disposti a investire per sperare in un futuro migliore? Il prossimo 1° gennaio entrerà in vigore la nuova programmazione di una Pac che prevede sostanziali cambiamenti. Per la prima volta, infatti, Bruxelles ha delegato un’importante responsabilità agli Stati membri che possono fissare i propri obiettivi nell’elaborazione dei Piani Strategici Nazionali. Poteva essere l’occasione per potenziare le politiche più idonee alle esigenze italiane, nel rispetto del mandato comunitario.

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Il ricambio generazionale rappresenta una delle maggiori sfide per la nostra agricoltura. Dalle prime elaborazioni del censimento Istat del 2020 emerge infatti che In Italia solo il 13,4% dei titolari di impresa agricola è sotto i 44 anni. Una percentuale in forte calo rispetto alla rilevazione di dieci anni prima (erano il 17,6%) e che testimonia il fallimento dell’impegno per un’agricoltura più giovane sbandierato dalla vecchia Pac. Crescono leggermente quelle condotte da under 35, passate dal 7,3% al 7,6% del 2022 secondo i dati UnionCamere, ma anche in questo caso siamo lontani dalla media europea, pari a circa 11%.

Sono dati che, senza un deciso cambiamento di rotta, preludono a un progressivo declino. Anche perché le aziende gestite da giovani sono quelle che si caratterizzano per il più elevato grado di capitalizzazione e di propensione per l’innovazione.

Servono investimenti di lungo periodo per realizzare la transizione ecologica, quella digitale, l’impegno verso la neutralità climatica annunciata dall’Europa con il Green Deal: chi si assumerà questo onere? Chi avrà la forza per trovare nuove occasioni di competitività in un comparto agricolo compresso dalle incertezze causate dalle crisi economica, energetica e climatica?

Tra le incertezze per l’Italia vanno aggiunte anche quelle legate ai ritardi del Piano Strategico Nazionale, uno degli ultimi ad essere inviato alla Commissione. Dal documento elaborato dal tavolo di partenariato emerge il grosso sforzo compiuto dai decisori politici per elaborare un piano complesso, ma sbilanciato. Un piano che ha voluto tenere conto di tutte le esigenze del variegato quadro del made in Italy agroalimentare, tranne una.

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Tra i dieci obiettivi strategici “trasversali” tracciati da Bruxelles per la nuova Pac quello in assoluto più sguarnito è l’OS 7. Al ricambio generazionale il Psp italiano destina solo l’1% dei fondi a disposizione. Troppo poco per scommettere in un futuro migliore. Le Regioni, a cui spetta la titolarità del comparto primario in Italia, avranno la volontà di aumentare questa misera quota attraverso le loro legittime scelte sullo sviluppo rurale?

Quello che stiamo provando a fare al Ceja è raccontare ai giovani europei come ripensare l’agricoltura usando la chiave della sostenibilità, del miglioramento delle prestazioni ambientali, come leva per lo sviluppo e la competitività dell’azienda: imprenditorialità produttiva, sostenibile e redditiva, questo è l’obiettivo da raggiungere. Chi si assume la responsabilità di tradire questo obiettivo virtuoso?


di Diana Lenzi
Presidente Ceja, Organizzazione dei Giovani Agricoltori Europei

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